Visite guidate

1927 Il ritorno in Italia

Salvatore Ferragamo e la cultura visiva del novecento

Museo Salvatore Ferragamo Palazzo Spini Feroni Piazza Santa Trinita 5/R, 50123 Firenze. Tel. 055 3562846 / 055 3562466 Fax 055 3562475 e-mail: museoferragamo@ferragamo.com

Nel 2017 ricorrono novant’anni dal ritorno di Salvatore Ferragamo in Italia, nel 1927, dopo dodici anni trascorsi negli Stati Uniti. In occasione di questo anniversario, il Museo Salvatore Ferragamo ha ideato un progetto espositivo che si apre a una panoramica sull’Italia degli anni venti, decennio al quale oggi guardiamo come una vera fucina di idee e di sperimentazioni condotte con mente aperta e scevra da pregiudizi o condizionamenti ideologici.Ferragamo scelse di stabilirsi a Firenze in virtù della sua riconosciuta centralità nella geografia del gusto e dello stile nazionali in un momento storico scandito da molti ritorni: ritorno all’ordine, al mestiere, alla grande tradizione nazionale.

La mostra narra proprio di questo attraversamento nella cultura del tempo, sviluppandolo per capitoli come un romanzo di formazione.

Fil rouge del percorso espositivo curato da Carlo Sisi è il viaggio in transatlantico che Ferragamo compie per tornare in Italia, inteso come metafora del suo itinerario mentale attraverso la cultura visiva dell’Italia degli anni venti, da cui estrae le tematiche e le opere che influenzarono, in maniera diretta o indiretta, la sua officina poetica; senza trascurare nessuno degli aspetti culturali e sociali che contraddistinsero la rinascita civile del primo dopoguerra, alla vigilia dell’autoritaria affermazione del regime fascista.

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Con la sgorbia, col pennello, col fucile...

Gino Terreni a Scandicci

Mostra d'arte dal 25 Aprile al 2 Giugno presso il Castello dell'Acciaiolo - Via Pantin 63 - Scandicci (FI) a cura di Leonardo Giovanni Terreni, interventi critici di Marco Gamannossi e Gabriella Gentilini

E’ ancora recente nella memoria quotidiana della città di Scandicci la perdita di Gino Terreni, artista di fama internazionale che nel 2008 si era trasferito sulle colline di Scandicci a vivere a S. Martino alla Palma. In quei luoghi, dove si era consumato l’eccidio di tre giovani partigiani scandiccesi, Gino Terreni trascorse sette anni operosi, prima della sua morte, dedicando a quel tragico evento l’ultima e significativa espressione della sua attività artistica, dopo i periodi empolese e fiorentino.
La Pro Loco San Vincenzo a Torri Colline Scandiccesi, costantemente impegnata a far conoscere il proprio territorio e quanto in esso accade, ha inteso non solo rendere omaggio all'artista, ma offrire un nuovo contributo al consolidamento della memoria dei fatti che a Scandicci si sono verificati nel '44, punto di partenza per costruire il senso di appartenenza ad una collettività.
Il progetto, che è stato immediatamente condiviso con l’Associazione Archivio Gino Terreni (costituita dai figli dell’artista Leonardo Giovanni e Sabrina ) ha quindi coinvolto molte associazioni culturali e/o di volontariato del territorio scandiccese, unite in uno sforzo collettivo per realizzare un evento di grande qualità; una mostra diffusa sul territorio, in spazi con differente destinazione (spazi pubblici, storici, di aggregazione culturale, economica) , tale da portare a contatto con l'artista non solo gli addetti ai lavori, ma la cittadinanza in tutte le sue componenti.

Cuore della mostra è il Castello dell'Acciaiolo, ma poi la Fabbrica dei Saperi, la Biblioteca Comunale, e gli esercizi commerciali lungo l'asse che va da piazza Matteotti, sede del vecchio Comune, a Piazzale della Resistenza, non solo sede del nuovo Comune, ma luogo di ritrovo della città nella zona pedonale e nel Centro Rogers.
Una mostra “popolare” nel senso vero del termine, che avrà luogo per più di un mese, dal 25 aprile al 2 giugno 2017, due date sensibili per la storia della nostra Repubblica, alla cui costruzione Gino Terreni ha contribuito, come partigiano e combattente prima e come artista poi, dando un significativo apporto alla creazione di un comune sentire di pace e speranza.
Anche le istituzioni pubbliche hanno riconosciuto l'importanza dell'iniziativa e il Consiglio Regionale della Toscana e il Comune di Scandiccihanno concesso il loro patrocinio e un contributo concreto alla sua realizzazione.

   

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Archivio di Stato di Firenze

Arno: fonte di prosperità, fonte di distruzione. Storia del fiume e del territorio nella carte d’archivio.

La mostra progettata nell’ambito delle manifestazioni promosse dal Comitato di coordinamento del “Progetto Firenze 2016”, è stata organizzata da questo Istituto in collaborazione con la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana e dalla Deputazione di storia patria per la Toscana, con il contributo dell’Associazione Amici dell’Archivio di Stato di Firenze, ed ha ricevuto il patrocinio della Regione Toscana, della Città Metropolitana, del Comune di Firenze, delle Università di Firenze e Siena.
La mostra ad ingresso libero, sarà  visitabile ai seguenti orari: da lunedì a venerdì  ore 9-17, sabato 9-13, escluse domeniche e festività; aperture straordinarie festive: ottobre: 16, 23, 30 ore 10-17.30 - novembre: 1°, 6, 13, 20, 27 ore 10-13.30.

L’esposizione, cui collaborano studiosi di diversi enti cittadini, ricostruisce la storia del fiume Arno, sorgente essenziale di prosperità per Firenze ma anche causa di disastri idrogeologici, lutti e distruzioni. I molteplici materiali (documenti, cartografie, disegni, progetti originali, fotografie, opere d’arte) di cui la mostra si compone mettono in luce questa dualità, presentando al pubblico tanto le attività produttive e ricreative che l’Arno offriva, quanto le devastazioni - a partire dalla prima di cui si ha attestazione, quella del 1177, fino all'ultima, quella del 1966, che questa mostra si propone di ricordare.
Il 50° anniversario dell’alluvione di Firenze si pone quindi come importante spunto di riflessione riguardo il rapporto dialettico tra la città e il suo fiume, ricostruendo la vicenda dell’Arno tramite la ricca documentazione storica che l’Archivio conserva, come le centinaia di piante e disegni sul corso dell’Arno e il suo bacino, sul territorio e i centri abitati che attraversa dal Casentino al mar Tirreno, progetti eseguiti dai più noti ingegneri dal 500 all’800 che saranno il cuore dell’esposizione, ma anche osservando da vicino un’autentica barca usata dai renaioli d’Arno, con i tipici attrezzi di lavoro.

 

La mostra si articola in tre sezioni, con le prime due dedicate alla storia di lungo periodo del fiume e del territorio circostante, con speciale riguardo a Firenze e all’area propriamente fiorentina. Nella terza sezione, si affrontano gli effetti e le conseguenze dell’impatto che le acque dell’Arno, ebbero sul patrimonio archivistico allora conservato nelle 40 sale ai piani terreni degli Uffizi, nonché su molti altri archivi pubblici e privati della città, ricordando la sollecita, instancabile, generosa risposta delle istituzioni e da tanti cittadini, specialmente i giovani “angeli del fango”, che fin da subito consentì le operazioni di salvataggio e recupero della maggior parte del patrimonio danneggiato, in modo che potesse essere successivamente restaurato.

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Museo degli Innocenti

Piazza della Santissima Annunziata, 12 - 50122 Firenze - www.istitutodeglinnocenti.it

Il nuovo Museo degli Innocenti ha aperto al pubblico il 24 giugno 2016. Il Museo offre spazi espositivi ampliati e rinnovati, nuovi servizi e attività a disposizione dei suoi visitatori e di tutta la città. Tutto il percorso museale si sviluppa attorno al tema dell'accoglienza e racconta ai visitatori l'essenza dell'Istituto nei suoi sei secoli di attività, integrando il patrimonio documentario e dell'archivio con quello storico artistico, in un nuovo racconto che crea un filo continuo con la storia stessa dell'istituzione. L'unicità del Museo degli Innocenti sta proprio nell'aver studiato e aver unito insieme arte, architettura e storia dell’infanzia e al contempo il racconto di sei secoli di impegno nella tutela e promozione dei diritti dei minori. Il nuovo Museo degli Innocenti offre 1456 mq di percorso espositivo disposti su tre livelli e 1655 mq per eventi temporanei e attività educative, un'offerta culturale legata al tema dell'infanzia declinata all'accoglienza.

     

LICALBE STEINER

Alle origini della grafica italiana: mostra a cura di Anna Steiner promossa da Unicoop Firenze e allestita presso il Museo degli Innocenti di Firenze.

Seguendo il filo conduttore della intensa vita di Lica e Albe Steiner, segnata duramente dagli anni dell'opposizione fascista, durante i quali partecipano alla Resistenza, questa mostra è occasione di indagare l'esperienza grafica di due protagonisti della ricerca visuale del secolo scorso.

Il percorso analizza, secondo le pluralità di attività seguite dai coniugi, la ricerca grafica e foto-grafica, l'editoria, i periodici, le pagine pubblicitarie, gli allestimenti, i marchi, le presentazioni di prodotto, i manifesti e la grafica di impegno civile, la formazione professionale.

"Il mio primo compito è capire i pregi, le qualità del prodotto, conoscere l'impegno di chi lo produce, del tecnico che lo concepisce e lo elabora, dell'operaio che lo lavora. La mia opera va nel senso stesso della produzione, non verso la speculazione ma verso la fruizione, l'uso corrente di quello che è un nostro diritto nella civiltà industriale... Se il prodotto non corrisponde a certe regole o a certe intenzioni, il disegnatore deve rifiutarsi di collaborare, per non essere correo di una truffa nei confronti della società e dei consumatori...
Il consumatore viene prima del prodotto, quindi la grafica deve essere al servizio del pubblico e spingere solo quei prodotti che sono utili anche al consumatore." ALBE STEINER.

Nel 1963 Albe e Lica realizzarono il marco COOP.

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Casa Museo - Rodolfo Siviero

Lungarno Serristori, 13 Firenze - www.museocasasiviero.it

Casa Siviero è una palazzina ottocentesca posta sul lungarnoSerristori, all'angolo con Piazza Poggi.
L'architettura in stile neo-rinascimentale e la posizionealla base delle rampe che salgono verso il Piazzale Michelangelo ne fannoattribuire il disegno a Giuseppe Poggi, l'architetto di cui si deve ilrinnovamento urbanistico di Firenze al tempo in cui la città fu capitaled'Italia (1865-1870).
Nel 1983, alla morte di Rodolfo Siviero, passò alla sorella Imelde e poi, secondo le disposizioni testamentarie alla Regione Toscana.
Appassionato e colto collezionista, Rodolfo Siviero erariuscito a possedere un'ampia raccolta di opere d'arte antiche come repertietruschi, statue ligne, dipinti rinascimentali e barocchi, ma anche opere diartisti italiani moderni come G. De Chirico, G. Manzu, A. Soffici, P. Annigoni.

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Visita ai giardini e al museo di Villa Caruso (Lastra a Signa) di soci A.R.C.O.

Il Museo

Affrontare la progettazione del primo museo italiano dedicato ad Enrico Caruso è stata una sfida complessa ed intrigante. Anche a partire dal luogo - in questo caso l’edificio - che avrebbe ospitato il museo. Lo stimolo e le suggestioni che ogni contesto poteva offrire sono stati amplificati dal fatto che Villa Bellosguardo un tempo era stata la residenza prediletta dal grande tenore. Proprio qui, in questo angolo di Toscana, nel 1906 egli intravide il futuro che aveva sempre immaginato per sé: Villa Bellosguardo sarebbe stata la sua piccola reggia privata dove un domani potersi godere il dorato ritiro dalle scene con i figli e l’amata compagna. Nonostante quel sogno fosse in realtà destinato ad infrangersi presto, il cantante continuò a dedicare una cura costante alla tenuta, proseguendo gli iniziali progetti di ripristino e valorizzazione.

Un anno al parco, alla villa e al museo di Enrico Caruso di Lastra a Signa. Depliant